Alonissos ha una superficie di 62km2 (20 chilometri di lunghezza per 3 di larghezza) e insieme al complesso degli isolotti dell'arcipelago (Yura, Piperi, Psathoura, Skantzoura, Adelfia, Papous, Peristera, Lechoussa e Kirà Panayià ) supera di poco i 130km2. Il terreno è fortemente irregolare e roccioso sebbene in sole due occasioni sfiora i 500 metri di altezza dal livello del mare una a Alonissos e una a livello dell'isola di Yura nella sezione nord dell'arcipelago. Nel loro insieme le isole sono ricche di acque sia sotterranee che di superficie che in alcuni punti formano laghetti e acquitrini molto frequentati in alcune stagioni dagli uccelli. In questa cartina è compresa la sola sezione B del parco marino quella meno regolamentata dalla normativa specifica: fuori da questa cartina resta invece il cuore della riserva vale a dire l'isola di Piperi e il tratto di mare che separa Kyrà Panagià a Yura (il triangolo dei delfini) e l'arcipelago di Skatzoura sulla via per Skyros..

 

       

L'isola più curiosa e interessante delle Sporadi rimane quella tradizionalmente meno battuta dal turismo, Alonissos che con il suo circondario di isole sattelite formano il più grande parco marino della Grecia. Allonissos è fin dai primi anni '70 una delle mete preferite dell'ecoturismo greco sia estivo che soprattutto primaverile. La ragione è principalmente legata a un ambiente molto generoso e soprattutto pocchissimo intaccato dall'uomo che si è riflesso su un ecosistema la cui varietà raramente trova simili nel mediterraneo. Aree forestali intatte, isole e isolotti mai abitati, grandi spazi assolutamente vergini, mare assolutamente incontaminato offrono alle isole dell'arcipelago un enorme fascino

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Alonissos entra nelle guide turistiche internazionali solo durante gli anni '90 e questo in ragione della sua riserva naturale estesa su 1900 km2 di superficie insulare e marina dichiarata protetta proprio a partire da quelli anni da una Convenzione internazionale firmata a Barcellona. Al centro dell'attenzione normativa la riproduzione della foca monaca anfibio sotto rischio di estinzione (non più di 800 esemplari in tutto il mediterraneo la cui maggioranza si riproduce nella scogliera delle isole di Piperi e Kyra Panayià) e in seconda misura la conservazione della ricchezza faunistica delle isole habitat di un gran numero di speci volatili di passaggio alcuni dei quali molto rari e riscontrabili in terre molto lontane. In tutto nell'arcipelago trovano rifugio qualcosa come 70 speci endemiche di volatili, un numero imprecisato di rettili e insetti (tra cui alcuni velenosi) e all'incirca 300 varietà di pesci, cetacei, moluschi e piante d'acqua salata.

patitiri

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Patitiri

Patitiri

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Votsi

Palia Alonissos

Palia Alonissos

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Palia Alonissos

Palia Alonissos

Palia Alonissos

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capo Marpounda

Vythisma

Vrisitsa

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Milia

Milia

Kokinokastro

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Leftos Yalos

Steni Vala

Glifa

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thodoris

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Ayios Petros

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Ayios Dimitris

Alonissos, tra santi e corsari

Secondo molti studi geologici, Alonissos era un tempo unita a Skopelos e probabilmente con tutti gli isolotti dell'arcipelago: la parte centrale e nordorientale di questo territorio furono sprofondate da un terremoto biblico registrato molti millenni addietro facendo sorgere le due isole principali e gli isolotti a nordest di Alonissos. Molto probabile dovrebbe essere anche l'ipotesi di una fortissima eruzione vulcanica visto che in molte delle isole settentrionali la terra vulcanica abbonda. In ogni modo il panorama visto a Skopelos si ripete anche a Alonissos: coste frastagliate, roccia tagliata, a dirupo, baie minuscole a ghiaia, grotte e aree forestali impervie. Questo soprattutto nella regione meridionale dell'isola ricoperta da un fitto manto forestale fatto soprattutto di pineta locale, querce e conifere. A mano a mano che ci si sposta verso nord l'isola diventa sempre più secca e più vulnerabile ai venti instensi che spirano periodicamente da nordest.

Isola di confine, Alonissos, non ha mai conosciuto un popolamento significativo e almeno fino a una ventina d'anni fa rientrava a pieno titolo nella Hidden Greece, la cosiddetta in Grecia Linea arrida, dai collegamenti garantiti grazie ai sussidi statali. La popolazione oltre che poca (meno di 1500 abitanti permanenti) è concentrata attorno al porticciolo di Patitiri, diventato capoluogo dopo il massiccio spostamento dei residenti dal vecchio borgo sul colle Choriò, reso possibile dopo la definitiva sconfitta dei pirati e per effetto del pesante teremoto che colpì l'isola negli anni '60. Il resto dell'isola e le isole dell'arcipelago sono da sempre frequentate invece da gruppi di pastori che su queste radure praticano l'allevamento transumante. La quantità di terreno sottoposta a coltivazioni resta marginale (ulivi, mandorli e uva su piccola scala) mentre la principale attività, la pesca, è stata negli ultimi anni regolamentata dai programmi di conservazione ambientale. Il mare stupendo e fattibile lungo le coste orientali ha fatto emergere di recente alcuni centri balneari nei dintorni del porto, a Milià, Kalamakia e Steni Vala.

La storia di Alonissos si perde nella notte dei tempi: a cavallo tra il tardo paleolitico e il neolitico medio si sviluppa qua una comunità che sopravvive di pesca e caccia lasciando ai posteri assieme a una varietà di utensili in ossidiana frammenti della più arcaica delle scritture del 'Egeo, la Lineare A. Nei tempi storici l'arcipelago perde di importanza per diventare terra di esilio, rifugio piratesco e più avanti luogo di preghiera monastica in collegamento al più venerato dei monasteri di Monte Athos, Ayia Lavra che impiegò le isole come terre di pascolo e luoghi di preghiera e isolamento. Per un breve periodo nel medioevo sono passati da qui i genovesi e più in là i veneziani che fissarono il loro presidio in posizione Kokinokastro (Castelrosso) e nel vecchio borgo sopra il porto. La loro dipartita consegnerà l'arcipelago nelle mani di pirati sia locali che saraceni, che per secoli, nascosti nelle infinite insenature protette e le grotte delle isole semineranno lo scompiglio su tutto l'Egeo settentrionale: non dovrebbe sorprendere quindi la gran quantità di relitti nascosti nei bassi fondali dell'arcipelago, navi di stazza impressionante per i tempi storici naufragate al largo delle sue coste per mano di corsari spietati. Corsari che spesso riuscirono anche a strappare una certa popolarità grazie alla redistribuzione della refurtiva tra i poveri pastori del posto. Il museo piratesco a Patitiri, unico del suo genere in Grecia offre un ricordo di quel periodo dominato dalla malvivenza.

Patitìri, il capoluogo insieme alle due sue "banlieux" Votsi e Russum Yialos, concentrano il massimo del limitato movimento turistico dell'isola. Niente di particolarmente speciale, meglio Palià Alonissos (Choriò) tipico villaggio montano che prende in prestito il ritmo architettonico dei paesi del Monte Pilion in Magnesia (Pilioritiko) mescolandolo con influssi macedoni e slavi in un insieme comunque umile, testimonianza di un ambiente poco affluente. Anche la Serenissima ha lasciato il suo segno nel vecchio borgo, nel governatorato medioevale e nella "Kasarma" l'ingresso della cinta muraria che un tempo circondava la borgata. Interi settori del vecchio capoluogo sono tuttoggi costretti in ruderi dopo decenni di abbandono sebbene il movimento di ristrutturazioni ha preso piede in grande stile negli ultimi anni grazie soprattutto al contributo dei vacanzieri specie nordeuropei che scelsero Alonissos come villeggiatura. Probabilemte per le sue incredibili panoramiche verso entrambe le coste dell'isola (quando la luce lo permette da qui è possibile scorgere addirittura il Monte Atos) oopure per quelli suoi tramonti, tra i più romantici mai visti nel mar egeo. Qualche basilica storica integralmente in pietra e poche taverne dove provare pesce fresco cucinato secondo tradizione, completano il panorama. A Choriò staziona un padiglione della ong MOM che gestisce il parco marino monitorando lo stato di salute della foca monaca.

Dei sentieri che si aprono da Chora quello più raccomandato per panoramiche è quello che porta dopo un'ora di marcia al monastero abbandonato di Ayii Anargiri sullo stretto con Skopelos. E' stato fondato nel XII secolo su un pendio in posizione assolutamente mozzafiatto da un gruppo di monaci atoniti. E' parecchio rimaneggiato a differenza della bellissima basilica che prende lo stesso nome ed è più recente. Da qui il tramonto sfiora letteralmente la magia e se non fosse per le difficoltà del tracciato potrebbe essere un'ottima escursione in libertà con destinazione le vicine spiagge di Vrisitsa e Megali Ammos per una dormita sotto le stelle. La natura rigogliosa nei dintorni invita a prestare una certa attenzione a serpenti e insetti e a una preparazione alla difficoltà.

Palià Alonissos

Il mare

Il mare a Alonissos non è mai stato celebrato per la sua balneabilità quanto per i paesaggi che contribuisce a creare quasi sempre in connivenza con ambienti di roccia, pineta inerpiccante, strapiombi imperiosi e grotte. Ovunque lungo la costa, fà da cornice una gradevole riserva di conifere che dipinge il mare di un verdeazzurro inconfondibile. Al turchese si sostituisce a breve distanza dalle coste un blu sempre più intenso, testimonianza di profondità spesso molto elevate. Le spiagge sono quasi sempre a ghiaia e ciottoli bianchi, sono di taglio piccolo e offrono mare cristallino piuttosto freddo anche nella stagione più calda, spesso attraversato da correnti sottomarine che lo rendono poco indicato a un pubblico di non esperti. Per contro il mare è ovunque molto pescoso e l'attività subacquea laddove è consentita riserva grandi emozioni per la varietà di pesci e crostacei, coralli e flora marina. Le spiagge sono raggiungibili soprattutto per caicco, auto adatta ad affrontare strada sterrata e per i più fortunati, per yacht (alla pari di Skopelos, Alonissos emerge turisticamente come turismo per yacht). Poco consigliato cercare di raggiungerle a piedi: i tracciati tra le boscaglie e le colinette per quanto panoramici, nascondono parecchie insidie (franamenti, passaggi pericolosi ma anche serpenti, scorpioni, ecc.) per cui bisogna prendere i necessari provvedimenti.

La spiagge comunali a Patitiri, Roussoum Yialòs e Votsis sono un buon assaggio di quanto sopra e sono anche le meglio organizzate in fatto di servizi. La "spiaggia del turco" si distingue per le grotte mentre Votsi soprattutto per la roccia tagliata a picco. Sono le più frequentate in assoluto dell'isola e insieme a Milià le più a portata di bambini. Ai piedi di Choriò invece lungo la costa meridionale di Alonissos si alternano da nord a sud, la verdissima baia di Megalos Mourtiàs seguita dal Mikròs Mourtiàs, un tempo attracco principale dell'isola e oggi assolutamente vergine, quindi un'ulteriore baia dei pini nel cuore delle Sporadi, Vithisma e infine il capo di Marpounda con le sue baie gemelle sede della più importante villaggio turistico di Alonissos. I più irrequieti cercheranno di raggiungere le spiagge estreme della costa occidentale, la minuscola baia di Vrisitsa e più a nord Megali Ammos, entrambe accessibili per soli mezzi propri e del tutto sprovviste di servizi.

Milià

Ayios Dimitris

Tornando sulla costa orientale a nord di Patitiri si alternano a meno di un quarto d'ora di pullman le formidabili spiagge di Milià e Chryssì Milià, uniche spiagge a ghiaia fine dell'isola, a portata di bambino, mai piene e con sufficienti servizi di ristorazione. Milià è un'oasi di verde bagnata dal mare che qua raggiunge le sfumature di blu più spettacolari. Segue l'altrettanto spettacolare spiaggia rossa di Kokkinokastro con sottofondo le coste meridionali di Peristera, probabilmente la più scenica e fotografata spiaggia di tutta Alonissos. Roccia tagliata di un rosso profondo misto col turchese del mare e il colore vivace dei ciottoli, compongono un paesaggio unico per bellezza. A parte la rocca veneziana oggi in ruderi, la zona conserva un buon interesse archeologico: nelle vicinanze infatti gli scavi hanno portato alla luce la più antica comunità umana delle isole dell'Egeo risalente al paleolitico a 100 mila anni dalla nascita di Cristo. Non lontano dal forte i resti dell'antico insediamento di Ikos unica area archeologica di Alonissos risalente ai tempi classici quando l'isola faceva parte della confederazione ateniese. Gran parte delle rovine di questo insediamento si trova nei fondali di Kokkinonissi, l'isolotto esattamente di fronte la spiaggia rossa punto che costituisce una grande tentazione per gli amanti del subacqueo.

Stenì Vala è un minuscolo villaggio di pescatori situata nello stretto che separa Allonissos da Peristera e costruito lungo una minuscola insenatura che ricorda per le dimensioni, i fjord nordeuropei. Particolarmente idillico è stato a lungo frequentato dalla più fotografata delle foche di Alonissos, il leggendario Thodoris molto attrato dai suoni del bouzouki suonato dagli anziani pescatori del luogo. Qua ha sede uno dei tre centri di osservazione della vita di questi anfibi compreso un ambulatorio specializzato al loro soccorso e l'ormeggio di Odissea, il battello del Centro. Dispone di una piccola marina, di campeggio e di tanti ristoranti dove mangiare pesce appena pescato, aragoste, l'incredibile stufato di polipo e calamari ripieni.

Molte le spiagge nei dintorni tutte quante a ciottoli bianchi piuttosto grezzi, mare cristallino che alterna il color turchese a un blu profondo e una barriera di pinetina e conifere: in ordine Leftoyialòs, Tzortzi yialòs, Glìfa e Ayios Petros la più frequentata delle spiagge della regione, ben fornita in servizi. Molto originale a nord la spiaggia di Ayios Dimitris un lembo di terra che sperona lo stretto con Peristera. Luogo molto scenico incute spesso soggezione per l'immensa depressione che si sviluppa sotto il mare tingendolo di un blu intensissimo. Molto panoramico il tratto di strada tra Stenì Vala e Ayios Dimitris invita alla camminata anche in ragione delle lagune che si susseguono dal piccolo centro estivo di Kalamakia a Ayios Dimitris, habitat del cormorano e di un piccolo falco nero molto originale.

Per chi non teme la marcia da Ayios Demetrios parte un sentiero tracciato da un torrente in secca che ad un certo momento in posizione Kastana viene letteralmente schiacciato da due pareti di roccia generando un burrone molto spettacolare. L'ambiente è popolato dall'unico animale capace di sopravvivere su queste contrade: la capra selvatica, piuttosto corpulenta da queste parti anche se molto agile. Per approfondire informazioni su questa località si consulti il sito www.vulkaner.no.

Sia Stenì Vala che Ayios Dimitrios predispongono bene all'attraversamento dello stretto e l'approccio con l'isola disabitata di Peristera, vecchio andro di pirati a cui addebitare l'abbattimento di diverse navi mercantili. L'isola è dotata di due porti naturali estesissimi che fecero da ormeggio anche alla flotta militare greca dopo la liberazione e che oggi, specialmente a Vasilikò si riempiono di yacht nel periodo centrale della stagione turistica . Di spiagge libere se ne contano qua a decine alcune molto belle e facilmente raggiungibili specie a chi dispone di imbarcazione propria. Molto praticato nei dintorni, il subacqueo mentre la pesca è regolamentata anche se in modo meno rigoroso che nella zona A del Parco.

IL PARCO MARINO

isole

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grotte

Isole

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tartaruga

planitis

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tartaruga

planitis

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yura

kira panayia

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grotte ciclope

grotte ciclope

Psathoura

piperi

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Piperi

psathoura

skatzoura

La riserva naturale di Alonissos consiste di 28 isole distribuite su una superficie marina di 1900km2. E' suddivisa in 2 aree monitorate da 4 stazioni biologiche 3 delle quali site a Alonissos e una nell'isolotto di Skantzoura a sud est del parco. Alònissos fa parte insieme a Lechusa e Peristera nella zona B del parco marino, mentre il resto dei 22 isolotti dell'arcipelago rientrano nella zona A, zona protetta da limitazioni severe che in alcuni suoi punti (Piperi, Skantzoura) rendono l'accesso possibile solo per motivi di studio e ricerca.

Piperi (apri cartina ) rappresenta il "cuore" del parco marino e il suo circondario è di sicuro una delle più importanti riserve naturali della Grecia: è la più staccata a est delle isole del parco ed è stata dichiarata area protetta da una convenzione speciale firmata a Barcelona nei primi anni '90. E' un'isolotto piccolo e roccioso coperto da una fitta foresta di conifere e circondato di grotte nei limiti delle quali trovano riparo le foche monache che qua si riproducono (www.mom.gr). Non è possibile la visita non autorizzata su quest'isola che può comunque essere perlustrata in barca su piccole imbarcazioni che organizzano da Patitiri e Stenì Vala il giro del parco, Ottime possibilità di avvistare la foca pigramente esposta ai raggi del sole mentre durante il viaggio, gruppi di delfini creano un contorno molto suggestivo. Come tutte le isole del parco anche Piperi fece parte delle comunità monastiche di Monte Athos rimanendo per secoli sostanzialmente disabitata: il principale dei monasteri giace da tempo in rovine distrutto probabilmente dalla mania devastatrice dei saraceni.

I due isolotti più popolari del parco marino sono sicuramente Kyrà Panayià e Yioura, la prima nota anche come Pelagonissi la seconda come l'isola del diavolo per effetto della sua incredibile rocciosità o dell'eremita a causa degli monaci di provenienza atonita che un tempo la popolavano. Sono entrambi visitabili da Patitiri per caicco dopo un viaggio parecchio lungo (all'incirca un'ora e mezza) ma estremamente suggestivo, in direzione la sezione nordorientale del parco marino. Insieme a Piperi creano un triangolo protetto in quanto habitat di delfini, tartarughe marine e foche monache.

il fjord di Planitis sull'siolotto disabitato di Pelagonissi

A poche miglia dal golfo di Jerakas (sede della seconda più importante stazione di monitoraggio del parco) si estende l'irregolare sagoma di Kyrà Panayià con i suoi due ormeggi protetti, l'insenatura profonda di Planitis e Ayios Petros ambienti estremi solo stagionalmente battuti da gruppi di pastori. Su una delle collinette sopra la baia di Ayios Petros giace il Monastero di Maria (Panayià) del XI secolo succursale della celebre Meghisti Lavra nel Monte Athos. E' un cascinale fortificato assolutamente caratteristico nella sua estrema solitudine,ricco di affreschi e cimeli e con un vecchio frantoio in un suo angolo. E' stato di recente ristrutturato e d'estate è aperto alle visite organizzate. Alla comunità monastica di un tempo sono da addebitare gli ulivi che si estendono sulla vallata e che dovevano rifornire di olio i monasteri di Athos.

Lo stesso discorso vale anche per il subacqueo molto favorito qua a causa dei relitti rinvenuti di recente nei suoi fondali (www.alonissos.gr): i più importanti, quello di una nave bizantina carica di piatti colorati dell'XI secolo dC e quello di una nave stracolma di vasi e giarre di età classica perfettamente conservata. Ricordiamo che la zona conobbe l'insediamento in tempi molto remoti (sembra addirittura dal neolitico, 5-6 mila anni prima di Cristo) e che durante i tempi storici (età geometrica, classica, ellenistica, medievale, ecc.) fu un importante punto di passaggio per navi commerciali di stazza superiore. Non è certo, ma quel che i classici indicavano come Alonissos era proprio l'attuale isolotto di Panayià che con le sue dependences assume un indiscdutibile interesse archeologico solo in parte portato in superficie dagli scavi e dalle ricerche sottomarine realizzate dall'archeologia greca.

Ottime spiagge sia a Planitis che nella verdissima baia di Ayios Petros fortunati sicuramente i possessori di yacht anche se le regole di navigazione da rispettare sono piuttosto rigide.

A Yura, l'isolotto a nord di Kyrà Panayià, a 20 miglia da Alonissos dove archeologi, paleontologi e speleologi hanno portato a termine a metà degli anni '90 l'esplorazione di una delle grotte più complesse e storicamente interessanti di tutto l'Egeo, le grotte di Ciclope. Da qui il mostro mitologico sprofondava le naviin transito per evitare che il segreto della sua grotta fosse diffuso tra gli umani. E' questa indubbiamente la più interessante "conquista" da compiere nella zona e decisamente la più ardua e faticosa: le grotte si trovano a 40 metri di profondità al termine di un percorso impossibile da compiere senza imbragatura e fonti luminose diverse da quelle offerte dal luogo.Hanno una buona decorazione in stalagmitti e stalattiti anche senon più in evoluzione.

I ritrovamenti realizzati su queste grotte dalle dimensioni non ancora specificate in pieno, comprovano la presenza umana sull'isola fin dal 9 mila aC (Aegean Mesolithic homo) e l'affermazione di una comunità di pescatori capace di adoperare strumentazione complessa primariamente in osso nella caccia del tonno. Le dimensioni di scheletri di pesce rinvenuti nella grotte testimonia che già a cavallo tra il tardo paleolitico e il primo neolitico la comunità locale doveva aver sviluppato un efficiente sistema di navigazione.

La scrittura espressa in Lineare A si afferma sull'isola nel Mesolitico attorno al 6500 aC. e questo sia su pietra che più avanti su ceramica. Un'incisione scolpita su un corallo sarebbe secondo alcune fonti una delle più arcaiche scritture mai rinvenute nella storia umana. Sempre dai ritrovamenti più recenti sembra che le grotte fossero usate nei tempi storici e almeno fino ai tempi romani soprattutto come luogo di culto.

la capra di Yura, unica nel suo genere nell'Egeo è protetta nei limiti della normativa sul parco di Alonissos

L'isola è tremendamente rocciosa (altezza massima 576m dal livello del mare) e offre pocchissime possibilità di attracco: non conobbe mai un insediamento permanente se non la frequentazione di piccoli gruppi di pastori che portano qua la gregge dopo la pioggia. Chi ha trovato rifugio nelle sue interminabili grotte e nascondigli furono i pirati che per secoli sparsero il terrore tra i mercantili in transito e le isole vicine. Per il resto è molto più secca delle restanti isole del parco e molto più esposta alle correnti di vento che periodicamente spirano da nordest.

Quanto inaccessibile e inospitale è sempre stato all'uomo questo massiccio gettato nel pelago, tanto ospitale e amichevole è risultato per le decine e decine di uccelli migratori che qua trovano rifugio nei mesi caldi e per il re indiscusso del mar egeo, la capra, sottospecie particolare sempre in stato di arrampicata tra le pareti ripide dell'isola. L'isola offre poche occasioni di mare mentre sia la pesca che il subacqueo sono fortemente regolamentati. Nondimeno a Yura è possibile fare il bagno in mezzo a delfini e foche, ammirare il gabbiano nero e i rapaci e fantasticare su imprese piratesche e battaglie navali. La permanenza è limitata per una sola notte a bordo.

L'ultima isola a nord del parco marino è Psathoura, un isolotto piatto (altezza massima 17m dal livello del mare) parecchio distante da Yura e a quasi due ore di viaggio da Patitiri. E' di origine vulcanica (un cratere sottomarino si trova a poche miglia da qui) e dispone di coste frastagliate facilmente accessibili contornate di roccia color nero cobalto. La limitatissima profondità del mare tra Yura e Psathoura testimonia che un tempo del due isole erano unitema poi qualcosa come un terremoto potente le abbia divise. Un terremoto ha sicuramente sprofondato anche l'insediamento arcaico presente sull'isola mai più rinato da quel colpo. Alcuni suoi resti sono nettamente visibili e invitano bene a immersioni a sfondo archeologico.

Psathoura dispone di una delle spiagge più belle dell'arcipelago, ben dimensionata, ombreggiata e dotata di sabbia bianca annabagliante. D'estate viene popolata da una specie di crini bianchi dal nome scientifico Pancratium maritimum. Molto pescoso il mare nel circondario spesso comunque impraticabile a causa di un vento proibitivo. Le regolamentazioni vigenti a Yura e Panayià sono qua più elastiche.. A Psathoura lampeggia imperioso ogni notte un faro di pietra dell'ottocento che da allora illumina le vie lungo l'Egeo settentrionale.

la spiaggia di Psathoura immortalata da I. Athanassiou

La cucina è a Alonissos molto variegata ed è soprattutto a base di pesce anche se non solo: da provare l'elaborato stufato di polipo, la pasta all'aragosta (astakomakaronada), lo spetzofai a base di salsicce e peperoni, il tilichtiri (la focaccia di formaggio locale) fatta sull'istante, la focaccia alla carne, le melanzane alla brace, la kakavià (zuppa di pesce), il calamaro ripieno e i dolciumi a base di noci, mandorle e miele.

Molto più severe sono invece le cose nei tre isolotti a est del parco, Skantzoura (14 miglia da Patitiri), la pricipale e i due suoi principali satteliti, Polemikà e Stronghilò, terre ad alta concentrazione monastica fino a pochi decenni fa e oggi riserva della foca monaca. Skantzoura è un'isola piatta dominata da un antico monastero da tempo abbandonato, noto ai locali come Evanghelistria. E' stato fondato nel medioevo dai monaci di Meghisti Lavra (Monte Athos) che qua sfruttarono le miniere di marmo creando pascoli e colture per le esigenze della comunità athonita. E' stato in parte recuperato di recente e offre addirittura possibilità di permanenza. L'isola è ricoperta di macchia mediterranea ed è uno degli habitat preferiti dall'acquila Eleonorae (www.alonissos.com) e da molte altre speci di uccelli. Attenzione a vipere e altri serpenti velenosi.

Prima di arrivare a Skatzoura sulla via per Skyros e sempre nella zona A del parco si incrociano due isole sterili e rocciose note come Adelfia (fratelli) che possono essere considerate le più favorevoli al subacqueo anche in fase di apprendimento. Questo, tempo permettendo. I fondali della zona sono molto spettacolari alternando a scogliera e grotte qualcosa come 170 speci distinte di pesci, 70 categorie di moluschi e 40 varietà di spugne, uniche per tatto e colorazioni. A Adelfia l'attracco non è facile e avventurarsi verso quel casermone in ruderi che si distingue nell'entroterra, secoli fà popolato da eremiti di origine athonita - può riservare brutte sorprese: l'isola è piena di vipere.

Alonissos sul web

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Il parco marino

Nella zona A, (678 Kmq) è rigorosamente vietato l'uso di bombole di ossigeno per la pesca o per l'esplorazione sottomarina, la pesca di conchiglie e spugne, la pesca con battelli di dimensioni medie entro 1,5 miglia marine dalle coste di Alonnisos e Peristera, il campeggio libero, la caccia e l'accensione di fuochi. Sono permesse la pesca amatoriale (con la canna) e la pesca subacquea senza bombole, un po' ovunque tranne che a Piperi dove l'accesso è consentito solo dopo previa autorizzazione ottenuta da IPECHODE, il ministero dei beni ambientali e territoriali. Tra le speci protette dalla normativa ricordiamo oltre alla foca monaca, i delfini il Falco Eleonorae, rapace di eccezionale rarità nel mediterraneo, il corallo rosso, il gabbiano nero, la tartaruga marina, la capra selvatica di Yura, il marangone, l'aquila Hieraetus e alcune specie di cormorani. Nel parco sono state avvistate alcune rare specie di balene (balena dalla lunga pinna "globicephala melaera" e la balena assassina "orcinus orca").