Nei primi anni '80, quando visitai quest'isola, gli abitanti giovani si contavano sulle ditta delle mani. Tre di questi ricordo, arrivavano da fuori ed erano lì temporaneamente per motivi di lavoro: il responsabile della piccola centrale elettrica, il medico che faceva l'"Agrotikon" (servizio civile) e l'agente di polizia nel capoluogo. Li ho conosciuti all'unico allora, café del posto dove nel pomeriggio si intrattenevano giocando il tradizionale "tavli" (backgammon). Di certo erano di passaggio e probabilmente contavano le giornate di servizio che gli restavano prima di essere spostati. Non è stato difficile cogliere la noia profonda a cui queste persone erano costrette in un posto tanto sperduto, malcollegato e privo si servizi e stimoli come Anafi.

La gente locale era molto cordiale ma estremamente semplice. Si trattava di non più di 250 persone nella loro quasi totalità ex marinai in pensione e qua e là qualche pescatore. Leggevano giornali vecchi, d'altronde allora da Santorino, la nave arrivava giusto 2 volte alla settimana d'estate (chi sa d'inverno se non passava neanche una) e Santorino non era poi vicina (3 ore di viaggio e spesso di più in peschereccio). Mancava quasi tutto: nell'unico caffè-osteria gestito dal capo del villaggio non si andava oltre una bibita qualche uovo fritto con un po' di formaggio di capra o qualche porzione di pesce. Teneva l'apparecchio telefonico pubblico e vendeva anche le sigarette, due tipi di Nazionali in tutto. Per dolce ci si poteva accontantare d'estate dei dolcissimi fichi d'India che crescono spontaneamente sulla roccia secca. Rarissime erano le stanze in offerta mentre il porto era assente: un peschereccio badava a portare sull'isola i pochi turisti dalla nave ferma a 100-150 metri dal porticciolo di Ayios Nikolaos.

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Anafi

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Chora

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Chora

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Chora

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Roukounas

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tempio Apollo

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capo Kalamos

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Kalamiotissa

capo Kalamos

capo Kalamos

Anafi, terra di deportazione

A Anafi era stato appartato un mio parente vicino ai comunisti dopo la seconda guerra mondiale e per quasi 20 anni. Ero ragazzo quando l'avevano liberato immediatamente dopo la caduta della dittatura dei colonelli. Da Anafi, mi disse, nessuno poteva mai scappare. Di notte, le guardie, venivano ogni tanto a controllare ma tanto si sapeva che Santorino era lontana e che quei pochi che avevano tentato di sfuggire non avevano fatto buona fine. La gente locale si ricordava di loro: erano tutti professionisti: tecnici, operai, insegnanti, studenti. Tutti i lavori di infrastruttura sull'isola erano stati creati da loro in quelli anni lì. C'era anche una scuola molto decente, e insomma l'isola era riuscita ad evitare l'abbandono.

L'Antifascista

Con la chiusura definitiva dei centri di isolamento che segue la caduta del regime dei colonelli, Anafi è entrata in una fase di letargo. Un progressivo spopolamento poteva essere prevedibile visto l'impoverimento di funzioni e servizi prodotti sul loco. La stessa scuola sarà costretta a chiudere causa assenza di alluni e i pochi bambini residenti dovevano spostarsi fino a Santorino per studiare. Niente poteva fermare il declino se non il turismo che dopo la costruzione del porto a metà anni '80 ha cominciato ad affluirne. Col porto sono arrivare le auto, il pullmino e una strada asfaltata destinata a assecondare il vecchio lastricato che portava dopo 40 minuti di salita dal porto di Ayios Nikolaos a Anafi paese. L'asfalto ha invaso addirittura le coste raggiungendo le due spiagge da sempre più battute, Klissidi e Roukounas. Ai tempi totalmente deserte queste due spiagge sono arrivate al punto di poter intrattenere i bagnanti con rooms to let e taverne. La popolazione stabile a Chora è oggi la stessa di quella di allora ma il numero di stabili abitativi è più che raddoppiato. Il turismo ha col tempo gonfiato un po' tutto sull'isola anche se niente va esagerato. Per quanto Anafi sia riuscita ad accoglierlo negli ultima anni difficilmente va oltre quella compagnia giovanile alla ricerca di una piccola avventura estiva in piena natura e lontano dal mondo.

Anafi oltre che la più staccata è probabilmente la più arida e rocciosa delle isole dell'Egeo; dispone di una superficie di appena 40km2 sulla quale risiedono stabilmente all'incirca 250 abitanti nella loro massima parte concentrati in un solo villaggio, Chora e in modo stagionale nel porticciolo di Ayios Nikolaos. Il nome Anafi dovrebbe derivare da una parola composta: "anef ofeos", luogo senza senza serpenti. In effetti in un ambiente così denudato, si dice, i serpenti si uccidono tra loro, autoeliminandosi. Sia dall'alto che dal mare l'isola dà l'impressione di un'immensa roccia gettata nel pelago con al suo centro un imperiosa torre (il monte Vigla) che si alza a quasi 600m dal livello del mare da cui si stacca a sudest un secondo massiccio che sfiora i 450 metridi altezza. Quest'ultimo forma il monolite più alto del Mediterraneo dopo quello di Gibilterra (426m), noto come promontorio di Kalamos.

Chora, Klissidi Roukounas

Il capoluogo (Chora), è la più autentica espressione del paesaggio cicladico: Nasce probabilmente qua il ritmo che troviamo un po' dovunque nelle Cicladi e ai piedi di Akropolis ad Atene sopra Plaka (Anafiotica). Ed è qua che si presenta nella sua più totale rudezza ed essenzialità. Una macchia di casette bianche a cubo spesso incassate sulla roccia e separate da un labirinto interno, il tutto arrampiccato a 250m dal livello del mare. La vista dalla fortezza dei veneziani è davvero bella specie in fase di tramonto. Il paesaggio attorno è arido e roccioso, pochissime sono le coltivazioni che reggono sui terrazzamenti. Ma vale davvero. Qualche ristorante è stato aggiunto nel frattempo e sicuramente anche la varietà di sigarette a disposizione del tabacchino locale.
Il mare non è per niente male in diverse località a est del porticciolo di Ayios Nikolaos: la più vicina è Klissidi seguono Katsouni (oggi frequentata da naturisti), Mikros e Megalos Roukunas - la più ampia e riparata delle spiagge di Anafi, sede dell'unico campeggio dell'isola. Quindi , Katelimatsa (l'antico porto dell'isola tuttoggi sede di una piccola area archeologica) e infine Kalamos. Site una dopo l'altra lungo la costa meridionale sono tutte quante a sabbia dorata protette da una barriera di almirikia (l'unica pianta che sopravvive in questo settore dell'Egeo) e raggiungibili in barca o a piedi lungo un sentiero che parte da Ayios Nikolaos e si conclude nel monastero di Panayia Kalamiotissa, una dei più estremi luoghi di culto di tutto l'Egeo arrampiccata sul monolite di Kalamos a 400m di altezza dal livello del mare. Fondato nell'800 sulle fondamenta di un arcaico tempio dedicato a Apollo probabilmente da un gruppo di eremiti offriva rifugio alla popolazione ai tempi dei pirati.

Abbandonato da secoli offre oggi un tetto sotto le stelle agli avventurieri che decidono di sfidare il caldo per raggiungerlo e delle panoramiche sull'Egeo che non hanno pari. Nelle vicinanze le grotte del Dragone (Drokontospilià) possono essere raggiunti a piedi da qui o in barca da Ayios Nikolaos. Erano molto usate come riparo ai pirati ma anche come rifugio di pirati. Sono decorate di uno strato di stalagmiti e stalattiti non più in evoluzione.

Un altro sentiero incrocciato a questo ma con destinazione l'entroterra si dirige verso il colle di Castelli sulla cima del quale è sita l'antica capitale dorica dell'isola, oggi area archeologica libera costituita di un cimitero, le rovine di una fortezza e qua e là i resti di qualche statua. L'area è delimitata da una bellissima capella nota come Panagia Drokari. A ovest invece del capoluogo si trova un monastero costruito nel primo 800, il monastero di Zoodochos Pighì: non ci sono stato ma sono curioso di sapere se sia ancora abitato. Si dice poi, che nella costa occidentale, impervia e raggiungibile solo via mare, sono presenti acque termali oggi abbandonate allo stato di natura.

Klissidi

Si segnalano 5 pensioni (rooms to let), due delle quali segnalate in rete; la Ta Plagia e a Klissidi, Villa Apollon. Mi sembra che a Klissidi sia attivo anche un campeggio organizzato, mentre a Roukounas esiste una ristretta offerta di camere da letto. Chi invece è curioso di sagre religiose l'appuntamento dell'8 settembre garantisce concerti di musica locale con tanto di danze e piettanze a base di pesce, pollo e capretto. Da non perdere per breackfast lo yogurt al miele e le nocciole.

 

       
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impossibile non strappare a costo di farsi del male un succoso frutto come questo fico d'India che a Anafi cresce quasi ovunque

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